Mi capita sempre più spesso di vedere pazienti che portano come problema la diminuzione del desiderio sessuale.
La prima cosa da fare è capire che il desiderio non si spegne all’improvviso e non ha un’unica causa.
Dobbiamo distinguere tra fattori interni (endogeni) e fattori esterni (esogeni).
Tra i fattori interni, il tono dell’umore ha un ruolo centrale, ad esempio una depressione lieve può avere come sintomo la riduzione del desiderio.
Un altro elemento spesso sottovalutato sono i farmaci, molte terapie possono avere effetti negativi sulla sessualità. Gli antidepressivi, ad esempio, tra i possibili effetti collaterali hanno proprio la diminuzione del desiderio.
Ci sono poi i fattori ormonali, una riduzione del testosterone o un aumento della prolattina possono influire in modo significativo; in questi casi una valutazione medica mirata è fondamentale.
Infine, i fattori esterni. Il contesto relazionale conta moltissimo: conflitti continui, distanza emotiva, rottura del legame sentimentale o una perdita di attrazione verso il partner possono determinare un calo del desiderio rivolto a quella persona, pur mantenendo interesse verso il resto del mondo.
Il calo del desiderio è un tema che riguarda moltissime persone in alcune fasi della vita, non va ignorato, ma non va nemmeno vissuto con allarme immediato.
La preoccupazione diventa clinicamente rilevante se il problema dura più di tre mesi, periodi di giorni o settimane con desiderio più basso possono capitare a chiunque.
Capirne la causa è il primo passo, perché il desiderio non è solo una questione sessuale, è uno specchio della nostra salute fisica, emotiva e relazionale
